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Lunedì, 30 Aprile 2018 20:54

Niente banche, l’industria della cannabis fiorisce con le criptovalute In evidenza

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Dal 2014 a oggi sono nate decine di criptovalute nel mondo della cannabis, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alle transazioni bancarie tradizionali, spesso vietate nel settore.

Cannabis

Lo scorso gennaio la California è diventata l’ottavo Stato americano a legalizzare la cannabis per uso ricreativo. Prima Alaska, Colorado, Maine, Massachusetts, Nevada, Oregon e stato di Washington hanno fatto lo stesso, mentre in numerosi altri Stati come l’Arizona la cannabis è legale esclusivamente per uso terapeutico. Quella della marijuana è una realtà molto forte negli Stati Uniti, un’industria che nel 2017 impiegava 121mila persone e che l’anno scorso riguardava un giro d’affari di nove miliardi di dollari, che potranno diventare quasi cinquanta entro dieci anni.

Strumento di crescita femminile, terreno fertile per la nascita di nuove startup, modello per la lotta alle diseguaglianze sociali. Un settore dalle mille possibilità, che si porta dietro una serie di problematiche. In quegli stessi stati in cui la legalizzazione è già avvenuta da tempo, i commercianti che operano nel settore non possono servirsi dei circuiti bancari. La marijuana resta illegale secondo la legge degli Stati Uniti e le banche devono rispettare le normative federali.

L’unico modo per acquistare medicinali, semi, e bustine di Lemon Haze è dunque attraverso il contante.
In alternativa, ci sono le criptovalute. Per far fronte agli ostacoli finanziari, da qualche anno stanno infatti nascendo sempre più monete virtuali esclusivamente dedicate al mondo della marijuana. La ricetta è semplice: costruire un network di transazioni digitali che possano sostituirsi a quelle bancarie, liberando operatori del settore e consumatori dal peso di un mercato che può andare avanti solo con l’utilizzo del contante.

Letto 6960 volte Ultima modifica il Martedì, 01 Maggio 2018 17:03

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